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Emergenza 118, nel Ragusano mancano 25 medici su 35. Cosentino: «Ambulanze depotenziate, a rischio la qualità dei soccorsi»

Dalla carenza di personale alla mancata formazione di nuovi medici, fino agli incentivi per i turni aggiuntivi. Il responsabile regionale della FMT Sicilia per l’Emergenza sanitaria territoriale denuncia le criticità del sistema: «A Ragusa soltanto dieci medici in servizio».

Alcuni recenti episodi di emergenza sanitaria verificatisi in provincia di Ragusa, nei quali l‘assenza di un medico a bordo delle ambulanze del 118 ha rappresentato una criticità nella gestione dei soccorsi, riportano al centro dell’attenzione una questione che da tempo interessa il sistema dell’emergenza territoriale: la progressiva riduzione del personale medico e il conseguente depotenziamento delle postazioni medicalizzate.

A intervenire è Emanuele Cosentino, responsabile regionale della Federazione Medici Territoriali (FMT) Sicilia per l’Emergenza sanitaria territoriale 118, che attraverso un documento dettagliato denuncia una situazione particolarmente preoccupante, sia a livello regionale sia nel territorio ragusano.

I numeri relativi all’Asp di Ragusa descrivono una carenza che ha assunto dimensioni rilevanti: a fronte di una dotazione organica prevista di 35 medici, quelli in servizio sono appena 10. Mancano, dunque, 25 professionisti, oltre il 70% dell’organico previsto.

La situazione nelle sette postazioni del Ragusano

Secondo il quadro fornito dalla FMT, nessuna delle sette postazioni medicalizzate della provincia dispone dell’organico medico completo.

PostazioneMedici in organicoPrevisti
Modica15
Scicli25
Pozzallo15
Ragusa25
Vittoria25
Comiso25
Chiaramonte Gulfi05
Totale1035

A Modica, dove è prevista un’ambulanza medicalizzata, risulta in organico un solo medico, con il supporto di anestesisti impiegati attraverso un sistema di incentivazione. La stessa disponibilità di un solo medico viene segnalata a Pozzallo.

A Scicli, Ragusa, Vittoria e Comiso sono presenti due medici per ciascuna postazione, mentre a Chiaramonte Gulfi la dotazione risulta completamente scoperta.

Anche Ragusa, come Modica, ricorre al supporto di medici anestesisti con incentivazione per garantire la copertura di parte del servizio.

Si tratta di una distribuzione del personale che, secondo Cosentino, rende estremamente difficile assicurare la presenza continuativa di un medico sulle ambulanze nell’arco delle 24 ore.

«Molte di queste ambulanze medicalizzate per diversi turni nel corso della settimana vengono depotenziate», denuncia il responsabile regionale della FMT.

Il risultato, secondo il rappresentante sindacale, è il ricorso a mezzi di soccorso di base, ambulanze infermieristiche oppure equipaggi definiti «ibridi», la cui composizione viene contestata perché ritenuta non conforme agli standard normativi e alle linee guida.

La presenza di un’ambulanza sul territorio, dunque, non coincide necessariamente con la disponibilità di un mezzo dotato di medico.

In Sicilia mancano almeno 253 medici del 118

La situazione ragusana si inserisce in un quadro regionale altrettanto complesso.

Secondo il prospetto riportato dalla FMT, riferito all’agosto 2025, in Sicilia dovrebbero essere previste 114 postazioni medicalizzate su un totale di 251 postazioni di emergenza territoriale.

Quelle formalmente attive risultano invece 99, ma Cosentino sottolinea che anche questo numero non rappresenterebbe la reale disponibilità di ambulanze con medico a bordo, proprio a causa dei turni che non possono essere coperti.

Ancora più significativo il dato relativo al personale.

La dotazione organica regionale prevista è di 586 medici, mentre alla fine del 2025 ne risultavano 333, compresi 16 incaricati. Una carenza complessiva di 253 unità.

Nel corso del 2026, secondo la FMT, la situazione si sarebbe ulteriormente aggravata per effetto di pensionamenti e cambiamenti di mansione, a fronte di un numero molto limitato di nuovi ingressi. La riduzione aggiuntiva non è stata ancora quantificata.

Le difficoltà riguardano anche il personale infermieristico, contribuendo a rendere più complessa l’organizzazione degli equipaggi.

Da tre anni fermi i corsi di formazione

Per Cosentino, una delle principali ragioni della carenza di personale è rappresentata dall’interruzione dei percorsi formativi specifici per i medici dell’emergenza territoriale.

Il personale medico del 118 è costituito da professionisti della medicina generale, in diversi casi anche specialisti in altre branche, che devono frequentare un corso dedicato all’emergenza sanitaria territoriale.

Il percorso prevede circa sei mesi di formazione, per un totale di 400 ore, durante le quali vengono affrontate le principali situazioni di emergenza medica che possono verificarsi fuori dagli ospedali.

Fino a circa tre anni fa, ricorda Cosentino, questi corsi venivano organizzati dall’Assessorato regionale alla Salute presso il Cefpas di Caltanissetta.

Da allora, secondo la denuncia della FMT, non sarebbero stati banditi nuovi percorsi formativi in Sicilia.

«Da circa tre anni non viene più bandito alcun corso e quindi nessun medico può essere formato in Sicilia a meno che non vada a fare lo stesso corso presso altre regioni», sottolinea Cosentino.

Una situazione che rischia di alimentare ulteriormente la carenza di professionisti, già aggravata dalla scarsa attrattività economica del settore e dai rischi connessi all’attività di emergenza.

Il rappresentante sindacale sollecita quindi chiarimenti sulle ragioni che hanno determinato l’interruzione dei corsi e sulle iniziative che la Regione intende assumere per ripristinarli.

Il nodo degli incentivi: «Accordi già ratificati in sette aziende sanitarie»

Un altro capitolo centrale della denuncia riguarda il mancato riconoscimento degli incentivi economici ai medici disponibili a effettuare prestazioni aggiuntive rispetto all’orario ordinario.

La FMT sostiene che, per affrontare la carenza di personale nell’Asp di Ragusa, sia stata proposta l’applicazione di un accordo previsto dall’intesa integrativa regionale.

L’obiettivo sarebbe duplice: aumentare la disponibilità dei dieci medici attualmente in organico, attraverso turni aggiuntivi adeguatamente retribuiti, e rendere il servizio più attrattivo per altri professionisti già formati, ma non ancora inseriti nel sistema.

Secondo Cosentino, accordi analoghi sarebbero già stati ratificati in sette delle nove aziende sanitarie siciliane.

«Nulla di scandaloso se un accordo di questo genere fosse applicato anche a Ragusa», osserva il responsabile della FMT.

Il rappresentante sindacale riferisce che, nonostante un’intesa verbale, l’Asp di Ragusa non avrebbe ancora proceduto alla sua applicazione.

Una situazione che potrebbe produrre ulteriori conseguenze sull’organizzazione del servizio.

Cosentino segnala infatti che diversi medici attualmente in organico continuano a garantire prestazioni oltre l’orario ordinario senza ricevere incentivi specifici, lavorando, come scrive nel documento, «per amor di patria».

Il timore è che, senza un riconoscimento economico, venga meno anche questa disponibilità, con un ulteriore peggioramento della copertura dei turni.

Le emergenze più gravi e il ruolo del medico

La questione assume particolare rilevanza nelle situazioni in cui la rapidità e la qualificazione dell’intervento sanitario possono incidere sulle possibilità di sopravvivenza del paziente.

Il servizio 118 rappresenta infatti un livello essenziale di assistenza, chiamato a intervenire nelle emergenze tempo-dipendenti, come infarti e ictus, ma anche nei traumi maggiori, negli incidenti stradali e negli eventi di particolare complessità.

Cosentino richiama alcuni recenti episodi verificatisi nel Ragusano, sostenendo che l’assenza di personale medico sulle ambulanze abbia rappresentato una criticità in situazioni particolarmente gravi, talvolta con esiti fatali.

Il documento non fornisce però elementi sufficienti per stabilire se la presenza di un medico avrebbe modificato l’esito dei singoli interventi.

Lo stesso Cosentino riconosce questo limite.

«La presenza di un medico non sempre può essere salvifica», osserva, sottolineando tuttavia che avrebbe consentito di affermare «che quantomeno era stato fatto tutto il possibile per salvare quella vita».

È su questo punto che si concentra la denuncia della FMT: garantire la presenza di un medico sulle ambulanze previste come medicalizzate, soprattutto nei casi più complessi, significa mettere a disposizione del paziente tutte le risorse professionali previste dal sistema di emergenza.

Da qui la richiesta di interventi immediati, a partire dall’applicazione degli incentivi per il personale disponibile, dalla ripresa dei corsi di formazione e dal rafforzamento degli organici.

Una questione che, secondo Cosentino, non riguarda soltanto le condizioni di lavoro dei professionisti del 118, ma soprattutto la capacità del sistema sanitario di assicurare un’assistenza adeguata ai cittadini nei momenti in cui ogni minuto può essere decisivo.

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