Un uomo è rimasto ustionato al volto e alle mani in un episodio verificatosi oggi alla Marza, nel territorio di Ispica. L’uomo avrebbe anche inalato del fumo. Sul posto è stato richiesto l’intervento dell’elisoccorso, ma a riportare l’attenzione su quanto accaduto non sono soltanto le condizioni del ferito, quanto le difficoltà che continuano a interessare il sistema territoriale dell’emergenza-urgenza.
Secondo le prime informazioni, infatti, il ricorso all’elicottero non sarebbe stato determinato esclusivamente dalla gravità del quadro clinico, ma anche dalla presunta indisponibilità, nella giornata odierna, di ambulanze medicalizzate sul versante modicano. Una circostanza che necessita di conferme ufficiali, ma che ripropone una questione ormai strutturale: la carenza di medici in servizio sulle postazioni del 118.
I numeri fotografano una situazione particolarmente delicata. In provincia di Ragusa, a fronte di una dotazione organica prevista di 35 medici, quelli attualmente in servizio sono appena dieci. Una scopertura di 25 unità, pari a oltre il 70 per cento del fabbisogno, che rende sempre più complessa la copertura dei turni e la disponibilità di mezzi di soccorso con personale medico a bordo.
Il problema non nasce oggi. Da tempo il settore dell’emergenza-urgenza deve fare i conti con una progressiva fuga di professionisti, determinata anche dalle condizioni di lavoro particolarmente impegnative, dai turni gravosi e dalle responsabilità connesse agli interventi sul territorio. A questo si aggiungono questioni ancora irrisolte sul piano economico, a cominciare dagli incentivi destinati ai medici dell’emergenza, ritenuti uno degli strumenti necessari per rendere nuovamente attrattivo il servizio.
La distinzione tra ambulanza medicalizzata e mezzo di soccorso senza medico a bordo non è secondaria. In determinate emergenze, la presenza del sanitario può consentire una valutazione clinica immediata e l’avvio di trattamenti avanzati già sul luogo dell’intervento. Quando questa risorsa non è disponibile, la centrale operativa deve individuare soluzioni alternative sulla base delle condizioni del paziente e dei mezzi disponibili.
L’episodio della Marza riaccende dunque i riflettori sulla necessità di rafforzare gli organici e garantire una copertura adeguata delle postazioni territoriali. Perché la questione non riguarda soltanto le condizioni di lavoro dei medici, ma la capacità del sistema di assicurare risposte tempestive ai cittadini, soprattutto nelle aree più distanti dagli ospedali.

