Ospite della prima puntata del Podcast Impronte Iblee è Valeria Lucchesi, mamma di Marco Gallo, un ragazzo di 19 anni morto nella notte tra il 13 e il 14 febbraio 2025. I genitori chiedono giustizia
Aveva appena 19 anni quando una gravissima crisi asmatica gli ha tolto la vita. Da quella notte sua madre continua a cercare risposte su quanto accaduto e sulle modalità con cui venne gestita l’emergenza. Valeria Lucchesi, mamma di Marco Gallo, è l’ospite della prima puntata del nuovo podcast di Impronte Iblee.
Una storia dolorosa, ma anche una vicenda giudiziaria ancora aperta, sulla quale la Procura di Siracusa ha disposto ulteriori approfondimenti per verificare l’esistenza di eventuali responsabilità.
La notte tra il 13 e il 14 febbraio
Marco Gallo era un ragazzo di Pachino e soffriva da sempre di asma. Nella notte tra il 13 e il 14 febbraio 2025 si trovava in un’abitazione di via Tommaseo insieme alla fidanzata e ad alcuni amici quando venne colpito da una violentissima crisi respiratoria.
Le persone presenti chiamarono il numero unico di emergenza e sul posto arrivarono i sanitari del 118.
È proprio quanto accadde da quel momento in avanti a rappresentare uno degli aspetti sui quali la famiglia chiede che venga fatta piena luce.
Secondo quanto riferito dai familiari e dai legali che li assistono, l’emergenza sarebbe stata inizialmente affrontata anche sulla base dell’ipotesi di un’assunzione di sostanze stupefacenti. Dalla scheda del 118 risulta infatti, tra i farmaci somministrati quella notte, anche il Naloxone, commercialmente conosciuto come Narcan, farmaco utilizzato per contrastare gli effetti di un’overdose da oppioidi. Al ragazzo furono somministrati anche adrenalina e aerosol.
Altro elemento sul quale la famiglia ha chiesto approfondimenti riguarda i tempi: tra l’arrivo del 118 nell’abitazione di via Tommaseo e la partenza verso l’ospedale di Avola sarebbero trascorsi oltre 40 minuti.
Marco non ce l’ha fatta. Il diciannovenne è morto per arresto cardiocircolatorio conseguente a insufficienza respiratoria.
L’autopsia e la questione degli stupefacenti
Dopo la morte, nell’abitazione intervenne anche la Polizia scientifica alla ricerca di eventuali sostanze stupefacenti. La perquisizione ebbe esito negativo.
Un punto particolarmente doloroso per la famiglia riguarda quanto accaduto nelle ore e nei giorni successivi. A Pachino aveva infatti cominciato a circolare la voce che la morte del diciannovenne potesse essere collegata all’assunzione di droga.
Gli accertamenti autoptici avrebbero invece escluso l’assunzione di droghe pesanti e di alcolici. Marco aveva fumato cannabis, circostanza che avrebbe potuto contribuire ad accentuare la crisi asmatica, ma il decesso sarebbe stato determinato da un arresto cardiocircolatorio consecutivo a insufficienza respiratoria.
Per mamma Valeria, fare chiarezza significa quindi non soltanto comprendere se quella notte tutto sia stato fatto correttamente, ma anche restituire al figlio la sua storia e contrastare un’etichetta che la famiglia ha sempre considerato profondamente ingiusta.
La famiglia chiede di verificare la gestione dei soccorsi
La madre di Marco ha presentato querela. I genitori, assistiti dagli avvocati Giuseppe Lipera, per Valeria Lucchesi, ed Enza Forte, per il padre Carmine, hanno sollecitato ulteriori indagini sulla gestione sanitaria dell’emergenza.
In particolare, i legali hanno chiesto di verificare l’eventuale esistenza di un errore diagnostico, l’adeguatezza del protocollo adottato e la gestione della gravissima crisi asmatica che aveva colpito il ragazzo.
In una prima fase dell’inchiesta sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati un soggetto non appartenente al personale sanitario intervenuto quella notte e legato, secondo quanto emerso, all’ambito degli stupefacenti.
Successivamente l’inchiesta ha imboccato anche un’altra direzione.
La Procura dispone nuovi approfondimenti
La Procura di Siracusa ha chiesto al Gip una proroga delle indagini per consentire lo svolgimento di ulteriori attività investigative già delegate.
Tra queste figura un’integrazione della consulenza tecnica finalizzata ad accertare l’esistenza di eventuali responsabilità riconducibili alla condotta tenuta dai sanitari.
Si tratta di un passaggio importante nell’inchiesta, che tuttavia non rappresenta l’accertamento di alcuna responsabilità. Saranno gli approfondimenti tecnici e l’attività della magistratura a stabilire se nella gestione dell’emergenza vi siano state condotte penalmente rilevanti.
I legali della famiglia hanno inoltre chiesto alla Procura che vengano ascoltati i genitori di Marco per consentire, secondo la difesa, un più completo inquadramento dei fatti.
L’inchiesta resta quindi aperta e la famiglia attende gli esiti degli ulteriori accertamenti.
Valeria racconta Marco
Dietro gli atti giudiziari, le consulenze tecniche e le ricostruzioni di quella notte rimane però innanzitutto la storia di un ragazzo di 19 anni e di una famiglia che improvvisamente ha dovuto fare i conti con una perdita enorme.
Ed è proprio da qui che parte la prima puntata del podcast di Impronte Iblee.
Ospite è Valeria Lucchesi, che ripercorre la vicenda del figlio e la battaglia intrapresa per conoscere fino in fondo ciò che è accaduto.
Non soltanto i soccorsi e l’indagine giudiziaria. Nel corso della puntata emerge soprattutto la dimensione umana della storia: chi era Marco, il rapporto con la madre, il dolore della perdita e quello provocato dalle ricostruzioni che immediatamente dopo la morte avevano associato il giovane al mondo della droga.
Una madre che non chiede di individuare colpevoli prima che siano concluse le indagini, ma che pretende risposte.
Perché il punto centrale della vicenda rimane proprio questo: comprendere cosa sia accaduto tra il momento in cui Marco viene colpito dalla crisi respiratoria e quello in cui viene trasferito verso l’ospedale, verificando attraverso gli strumenti dell’inchiesta se il quadro clinico sia stato correttamente valutato e se le procedure adottate siano state appropriate.
A queste domande dovrà rispondere la magistratura.
Nel frattempo Valeria continua a raccontare suo figlio e a chiedere che sulla morte di un ragazzo di appena 19 anni non rimangano zone d’ombra.

