Dal 16 al 22 ottobre stop all’autotrasporto. L’organizzazione riconosce le ragioni della protesta, ma avverte: a rischio la commercializzazione di uva e ortofrutta, con rincari dei trasporti superiori al 18% e nuovi spazi di mercato lasciati ai concorrenti.
Fermo dell’autotrasporto, l’allarme dell’agricoltura siciliana
Sei giorni di blocco possono costare molto più di quanto si immagini. Soprattutto in Sicilia, dove le aziende agricole affrontano già una pressione crescente sui costi di produzione e devono fare i conti con le conseguenze del caldo estivo sulle rese e sulla qualità dei raccolti. È in questo scenario che Confagricoltura Sicilia prende posizione contro il fermo dell’autotrasporto proclamato dal 16 al 22 ottobre, pur riconoscendo la fondatezza delle ragioni alla base della protesta.
La contrarietà dell’organizzazione non riguarda le rivendicazioni dei trasportatori, ma la strategia scelta. Secondo Confagricoltura Sicilia, un blocco di sei giorni rischia di non incidere concretamente sulle decisioni dei governi, scaricando invece il peso economico sulle imprese agricole, già alle prese con margini sempre più ridotti.
Trasporti sempre più cari: rincari dal 3 al 22% in nove mesi
A fotografare la situazione sono i dati trasmessi dalle aziende associate, che evidenziano una crescita significativa delle tariffe di trasporto legata all’andamento del prezzo medio mensile del gasolio rilevato dal Ministero dell’Ambiente.
A gennaio, con il carburante a 1,666 euro al litro, l’adeguamento delle tariffe era pari al 3%. A settembre, con il gasolio salito a 2,248 euro al litro, ha raggiunto il 22%. Un aumento di 19 punti percentuali in nove mesi, che secondo l’organizzazione si traduce oggi in un costo per viaggio superiore del 18% rispetto ai livelli precedenti.
Un aggravio che le aziende agricole hanno già assorbito insieme ai rincari del gasolio, dei fertilizzanti e dell’energia. A pesare ulteriormente è stato il caldo dei mesi scorsi, che ha inciso sulle produzioni siciliane, riducendo rese e qualità in diversi comparti.
Uva e ortofrutta a rischio: il mercato non aspetta
Il timore principale riguarda il momento in cui si colloca il fermo. Proprio in queste settimane, infatti, uva e prodotti ortofrutticoli sono pronti per essere commercializzati e raggiungere i mercati di destinazione. Un’interruzione dei trasporti per quasi una settimana potrebbe impedire la partenza degli ordini, rallentare le consegne e lasciare la merce nei magazzini, con il rischio di deterioramento e perdite economiche per i produttori.
Ma il danno, avverte Confagricoltura Sicilia, non si limiterebbe ai prodotti invenduti. Mentre le imprese isolane sarebbero costrette a fermarsi, le piattaforme commerciali continuerebbero a rifornirsi attraverso produzioni provenienti da altre regioni italiane o dall’estero, dove il blocco non è stato proclamato.
Il risultato sarebbe una perdita di competitività proprio nel pieno della campagna commerciale. Uno spazio conquistato con fatica rischierebbe di essere ceduto ai concorrenti, senza alcuna garanzia di poterlo recuperare rapidamente una volta terminata la protesta.
Confagricoltura Sicilia punta sul confronto con i governi
Di fronte all’emergenza, l’organizzazione ribadisce la propria strategia: portare le richieste delle imprese agricole direttamente ai tavoli istituzionali, attraverso un confronto con il governo regionale e quello nazionale.
Una linea che, secondo Confagricoltura Sicilia, ha già prodotto risultati concreti. Tra questi, l’incremento fino al 30% delle assegnazioni di gasolio agricolo agevolato, ottenuto attraverso una richiesta specifica all’assessorato regionale all’Agricoltura.
L’organizzazione è inoltre impegnata sul fronte degli stanziamenti in discussione all’Assemblea regionale siciliana (Ars) per il gasolio agricolo e la cerealicoltura, sulla proroga del credito d’imposta sul carburante e sulla questione dei maggiori costi legati all’insularità.
Costi dell’insularità e sostegno alle imprese: le richieste sul tavolo
Il nodo resta quello della sostenibilità economica delle aziende agricole siciliane, penalizzate dalla distanza dai principali mercati di sbocco e dalla dipendenza dal trasporto su gomma per la distribuzione delle merci.
In questo contesto, l’aumento dei costi logistici rischia di comprimere ulteriormente la redditività delle imprese, rendendo più difficile collocare i prodotti siciliani in condizioni competitive rispetto a quelli provenienti da altre aree d’Italia e dall’estero.
Per Confagricoltura Sicilia, la risposta deve passare da interventi mirati, sostegni adeguati e decisioni istituzionali capaci di incidere direttamente sui costi sostenuti dalle aziende.
«Sulle richieste degli agricoltori non arretreremo»
La posizione dell’organizzazione è netta: le ragioni della protesta dell’autotrasporto meritano attenzione, ma le modalità del fermo rischiano di trasformare una vertenza sui costi in un ulteriore danno per un comparto già in difficoltà.
Confagricoltura Sicilia conferma quindi la volontà di proseguire il confronto con le istituzioni, senza arretrare sulle richieste degli imprenditori agricoli e puntando su misure concrete per contenere i costi e tutelare la competitività delle produzioni isolane.
La sfida, adesso, è trovare risposte efficaci al caro trasporti senza compromettere la commercializzazione dei raccolti. Perché, in una fase decisiva per l’agricoltura siciliana, fermare i camion potrebbe significare fermare anche il reddito di migliaia di imprese.

