Dall’ARS l’appello del deputato regionale del Pd al Governo Schifani: accantonare le spese rinviabili e concentrare le risorse su agricoltura, allevamento, trasporti e marinerie. Intanto, in provincia di Ragusa, convocato un incontro istituzionale in vista del fermo dell’autotrasporto dal 16 al 22 ottobre.
Il caro gasolio stringe in una morsa l’economia siciliana e cresce la richiesta di interventi immediati da parte della Regione. Agricoltori, allevatori, autotrasportatori e pescatori si trovano a fronteggiare costi sempre più difficili da sostenere, mentre le imprese devono fare i conti anche con le maggiorazioni legate ai collegamenti marittimi e alle peculiarità dell’insularità. In questo scenario si inseriscono due iniziative che riportano al centro dell’attenzione le difficoltà del sistema produttivo dell’Isola: la proposta avanzata all’Assemblea regionale siciliana dal deputato del Partito Democratico Nello Dipasquale e la convocazione, a Ragusa, di un incontro urgente con le istituzioni in vista del fermo dell’autotrasporto previsto dal 16 al 22 ottobre 2026.
Il filo conduttore è uno solo: servono risorse adeguate e risposte in tempi compatibili con le emergenze che stanno investendo le imprese. Per chi deve seminare il grano, trasportare merci o garantire la continuità delle attività produttive, infatti, aspettare mesi può significare perdere opportunità e aggravare una situazione già complessa.
Dipasquale all’ARS: «Il grano si semina adesso, non a gennaio o febbraio»
La proposta di Nello Dipasquale al Governo guidato da Renato Schifani parte da una richiesta precisa: accantonare gli interventi della manovra finanziaria che possono essere rinviati e concentrare tra 300 e 400 milioni di euro sulle emergenze più urgenti della Sicilia.
«Il grano si semina adesso, non a gennaio o a febbraio»: è questo il messaggio che sintetizza la posizione del deputato regionale del Pd, che chiede di destinare risorse concrete al comparto agricolo prima che le aziende debbano affrontare le decisioni decisive per la nuova stagione produttiva.
Secondo quanto evidenziato da Dipasquale, la manovra in discussione all’ARS avrebbe assunto dimensioni ben diverse da quelle iniziali. Dai 25 articoli presentati dalla Giunta si sarebbe passati a 126 articoli, trasformando quella che doveva essere una variazione di bilancio in un provvedimento molto più ampio.
Da qui l’invito al Governo regionale a rivedere le priorità: rinviare alla prossima Finanziaria, attesa tra circa un mese, ciò che non richiede un intervento immediato e concentrare le risorse sulle necessità più pressanti del territorio.
Caro gasolio, 15 milioni sotto accusa: «Servono risorse vere»
Uno dei punti centrali della proposta riguarda il caro carburante, che incide sui costi delle lavorazioni agricole, sul trasporto delle merci, sull’allevamento e sulle attività di pesca. Per fronteggiare questa emergenza, secondo quanto denunciato da Dipasquale, nella manovra sarebbero previsti appena 15 milioni di euro, una cifra ritenuta insufficiente rispetto alle difficoltà delle categorie coinvolte.
L’aumento dei costi di esercizio rischia di mettere sotto pressione la sostenibilità economica delle aziende, soprattutto in una regione come la Sicilia, dove la distanza dai principali mercati nazionali e continentali e la dipendenza dai collegamenti marittimi rappresentano ulteriori elementi di criticità.
La richiesta è quindi quella di concentrare gli stanziamenti su misure capaci di produrre effetti immediati, evitando che le risorse vengano distribuite in una molteplicità di interventi meno urgenti mentre interi comparti chiedono sostegno.
Agricoltura e grano, la priorità è intervenire prima delle semine
Il calendario delle attività agricole rende la questione particolarmente urgente. Le imprese devono sostenere i costi delle lavorazioni, programmare gli acquisti e organizzare le semine senza avere la certezza che gli aiuti arrivino in tempo.
Per Dipasquale, un sostegno approvato soltanto nei mesi successivi rischierebbe di perdere parte della propria efficacia. La necessità è intervenire adesso, quando le aziende devono prendere decisioni che condizioneranno la produzione dei prossimi mesi.
Accanto all’agricoltura, la proposta comprende il sostegno alla zootecnia e alle marinerie, oltre agli autotrasportatori, direttamente esposti all’aumento del prezzo del carburante e dei costi operativi. Nel quadro delle misure richieste rientra anche la garanzia delle somme necessarie per gli ASACOM, gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità, e per gli altri lavoratori interessati.
«Tre o quattro articoli»: la proposta per cambiare le priorità della manovra
La soluzione indicata dal deputato regionale è concentrare gli interventi in tre o quattro articoli, con stanziamenti mirati alle emergenze e risposte immediate per le categorie coinvolte.
Dipasquale ha dichiarato la propria disponibilità a votare a favore della manovra qualora il Governo Schifani accogliesse questa impostazione. Una posizione legata alla possibilità di modificare l’ordine delle priorità, destinando una quota significativa delle risorse alle necessità che non possono essere rinviate.
Il confronto politico si concentra dunque sulla capacità della Regione di individuare gli interventi più urgenti e di garantire sostegni coerenti con le esigenze delle imprese e dei lavoratori. Al centro della richiesta non c’è soltanto il comparto agricolo, ma un sistema economico nel quale produzione, trasporto e distribuzione sono strettamente collegati.
Autotrasporto in Sicilia, a Ragusa convocato un incontro urgente
Mentre all’ARS si discute di risorse e priorità della manovra, in provincia di Ragusa il mondo dell’autotrasporto si prepara a un passaggio delicato. Il Comitato spontaneo dell’autotrasporto della provincia ha convocato per mercoledì 14 ottobre 2026, alle ore 11, un incontro urgente nella Sala Gianni Molè del Libero Consorzio Comunale di Ragusa.
L’invito è rivolto al prefetto di Ragusa, Tania Giallongo, ai parlamentari della provincia, ai sindaci dei dodici Comuni iblei, al mondo produttivo, agli autotrasportatori e agli organi di stampa.
Al centro del confronto ci sono le difficoltà che stanno interessando le imprese siciliane e le possibili conseguenze del fermo dell’autotrasporto annunciato dal 16 al 22 ottobre 2026. L’iniziativa punta a coinvolgere le istituzioni e le categorie economiche in una valutazione condivisa delle criticità e delle possibili risposte.
Nella lettera di convocazione, il Comitato richiama le mobilitazioni che stanno interessando diversi comparti produttivi in Calabria, Puglia, Campania, Sicilia e in altre aree del Paese, sottolineando le difficoltà specifiche delle aziende isolane.
Insularità, trasporti marittimi e costi aggiuntivi: le criticità denunciate dalle imprese
Tra i fattori indicati dal Comitato spontaneo dell’autotrasporto figurano il caro gasolio, l’aumento delle tariffe marittime, i costi legati al sistema ETS e le ulteriori maggiorazioni per il carburante applicate dagli armatori.
Secondo quanto riportato nella convocazione, queste voci di spesa si aggiungono alle difficoltà strutturali legate all’insularità, incidendo sulla competitività delle imprese e sulla continuità delle attività produttive.
Il rischio evidenziato è che un’interruzione del trasporto merci possa avere ripercussioni ben oltre il settore direttamente coinvolto, interessando agricoltura, industria, commercio e distribuzione. Il trasporto su gomma costituisce infatti un collegamento essenziale tra le aziende, i mercati e i consumatori.
Per questo il Comitato chiede un confronto concreto con le istituzioni, affinché siano riconosciute le specificità territoriali della Sicilia e individuate misure capaci di affrontare una situazione definita ormai insostenibile.
Dal campo alla strada, un’unica emergenza per l’economia siciliana
La proposta presentata da Dipasquale all’ARS e l’iniziativa promossa dal Comitato spontaneo dell’autotrasporto a Ragusa si collocano su due piani differenti, ma convergono sulla stessa richiesta: interventi tempestivi per contenere i costi e tutelare il sistema produttivo siciliano.
Da un lato, il confronto sulla manovra regionale e sulla possibilità di destinare tra 300 e 400 milioni di euro alle emergenze; dall’altro, la mobilitazione degli autotrasportatori, che chiedono attenzione istituzionale davanti all’aumento delle spese e alle difficoltà dei collegamenti.
La partita riguarda la tenuta di intere filiere economiche. Se il costo del carburante pesa sui trasporti, si riflette anche sulla produzione agricola, sull’allevamento e sulla distribuzione delle merci. E se il trasporto si ferma, le conseguenze possono estendersi alle imprese che dipendono dalla movimentazione quotidiana dei prodotti.
La richiesta che emerge è dunque quella di passare dalle dichiarazioni agli interventi concreti, con risorse mirate e tempi certi. Perché, come sottolinea Dipasquale, il grano si semina adesso. E per le aziende che devono lavorare, produrre e trasportare merci, il tempo delle decisioni è già arrivato.

