Quarantacinque anni dopo le grandi mobilitazioni contro l’installazione dei missili nucleari Cruise, Comiso torna a parlare di pace. Sabato 10 e domenica 11 ottobre 2026 la città ricorderà una delle pagine più significative della propria storia recente e proverà a trasformare quella memoria in un nuovo percorso collettivo.
A promuovere le iniziative è il comitato “Comiso cantiere per la pace”, nato alcuni mesi fa e cresciuto rapidamente fino a raccogliere l’adesione di oltre cento persone. L’obiettivo dichiarato è riportare al centro del dibattito i temi della pace, del dialogo, della giustizia sociale e ambientale, partendo dalla memoria delle mobilitazioni che negli anni Ottanta portarono migliaia di persone a Comiso.
Dai 112 missili Cruise alle grandi manifestazioni per la pace
La data simbolo è quella dell’11 ottobre 1981, quando oltre 30 mila persone parteciparono a una grande manifestazione contro l’installazione di 112 missili Cruise nell’ex aeroporto “Vincenzo Magliocco”, successivamente trasformato in base Nato.
Quella mobilitazione rese Comiso uno dei luoghi simbolo del movimento pacifista internazionale. I missili Cruise divennero operativi nel giugno 1983 e rimasero nella base fino al marzo 1991, quando furono dismessi nel quadro degli accordi tra Stati Uniti e Unione Sovietica.
A distanza di 45 anni, il Comitato vuole rileggere quella stagione non soltanto come una pagina di storia, ma come un’eredità da trasformare in responsabilità nel presente.
Al Teatro Naselli il convegno “Un cantiere per la pace”
Il primo appuntamento è fissato per sabato 10 ottobre alle 17.30 al Teatro Naselli di Comiso, dove si terrà il convegno “Un cantiere per la pace. Tra memoria e presente”.
L’incontro sarà dedicato alla rilettura degli eventi degli anni Ottanta e all’analisi dello scenario internazionale contemporaneo. Saranno proposte testimonianze e riflessioni, insieme a idee e proposte per costruire un nuovo percorso sul territorio.
Il Comitato intende così collegare la memoria delle mobilitazioni di Comiso alle nuove emergenze internazionali, in un momento segnato da conflitti, tensioni e forte instabilità.
Domenica il “Cammino per la pace”
Il momento centrale delle iniziative sarà domenica 11 ottobre, con il “Cammino per la pace”. I partecipanti si raduneranno nell’area antistante l’ingresso dell’ex Base Nato di Comiso. La partenza del corteo è prevista alle 9.30.
Il percorso attraverserà simbolicamente quelli che il Comitato definisce i luoghi della memoria, con l’obiettivo di riportare nelle strade della città il messaggio di pace. La manifestazione si concluderà in piazza Fonte Diana.
Lo slogan scelto per il corteo è significativo: “La Pace faccia più rumore della guerra”.
Il “Sudario della Memoria” con i nomi dei bambini uccisi a Gaza
Ad aprire il corteo sarà il “Sudario della Memoria”, una grande tela bianca lunga 70 metri realizzata dagli studenti dell’Istituto superiore “Giorgio La Pira” di Pozzallo.
Sul tessuto sono stati riportati i nomi di oltre 18.500 bambini uccisi a Gaza, trasformando il manufatto in un simbolo di memoria e denuncia contro le vittime dei conflitti.
L’iniziativa coinvolgerà associazioni, enti, cittadini, scuole e realtà del territorio. Numerose istituzioni civili e religiose, gruppi e organizzazioni hanno già annunciato la propria adesione.
“Non un evento isolato, ma un percorso permanente”
Il Comitato “Comiso cantiere per la Pace” ha recentemente definito anche la propria struttura organizzativa. Coordinatore è Giovanni Cannata, affiancato dalle vice coordinatrici Monica Giampiccolo e Giovanna Scifo. Gabriele Vaccaro ricopre l’incarico di tesoriere, mentre Biagio Battaglia è il segretario.
Per Vaccaro, la manifestazione dell’11 ottobre 1981 rappresenta una data ancora oggi fondamentale per la storia del territorio. «Si manifestò contro l’installazione dei 112 missili Cruise nell’ex aeroporto “Vincenzo Magliocco”. La manifestazione, con più di 30.000 persone, rese visibile l’impegno del movimento pacifista internazionale», ricorda.
L’obiettivo, spiega, è evitare che le iniziative del 2026 rimangano un episodio isolato. «L’auspicio è che non si viva un evento isolato, ma si avvii un percorso per realizzare un protagonismo collettivo e dal basso, sul territorio, creando spazi dove ci si può riconoscere ed agire per la pace, la giustizia sociale ed ambientale».
Un “Cantiere” permanente per educazione, dialogo e inclusione
Giovanni Cannata guarda invece alla costruzione di un progetto destinato a durare nel tempo. «Il nostro obiettivo è avviare in modo permanente un “Cantiere” che elabori progetti di educazione alla pace, promuova eventi di integrazione sociale, di dialogo tra le culture e le religioni».
Tra gli obiettivi indicati dal Comitato ci sono anche l’attenzione alle fragilità sociali ed economiche e una riflessione costante sulla situazione internazionale. Il riferimento è anche alla definizione di una “terza guerra mondiale a pezzi” utilizzata da Papa Francesco negli anni del suo pontificato.
«Vogliamo assumerci le responsabilità che ci vengono consegnate dal passato», aggiunge Cannata, sottolineando la volontà di lavorare in rete con associazioni e organizzazioni nazionali e internazionali impegnate sui temi della pace.
Dalla memoria di Comiso una nuova rete sul territorio
Tra i fondatori del Comitato c’è anche Franco Zanotti, che indica nella collaborazione con le realtà già attive sul territorio uno degli elementi centrali del nuovo percorso.
«Vogliamo lavorare con altre realtà del territorio che abbiano gli stessi obiettivi, con iniziative che partano dal basso, dalla gente, dalle associazioni, da chi da tanti anni vive e opera nei territori anche per la custodia dell’ambiente e del creato», spiega.
La sfida del “Cantiere per la pace” parte dunque dalla memoria di una stagione che trasformò Comiso in uno dei simboli internazionali delle mobilitazioni contro gli armamenti nucleari. Quarantacinque anni dopo, quella stessa città torna a interrogarsi sul presente e prova a trasformare il ricordo in partecipazione.
Il 10 e l’11 ottobre Comiso non celebrerà soltanto una pagina della propria storia: proverà a riaprire uno spazio pubblico di confronto, coinvolgimento e costruzione dal basso, con un messaggio affidato alle strade della città: la pace deve tornare a fare più rumore della guerra.









