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Sciopero dell’autotrasporto in Sicilia, Confcommercio lancia l’allarme: «Rischiamo perdite fino a 50 milioni di euro»

Prodotti freschi a rischio, scaffali meno riforniti e difficoltà per le imprese commerciali. Il presidente regionale Gianluca Manenti chiede risposte immediate dal tavolo di crisi già attivato.

Fino a 50 milioni di euro di perdite in cinque giorni. È la stima dei danni economici che lo sciopero dell’autotrasporto potrebbe provocare in Sicilia, secondo Confcommercio regionale. Il blocco della movimentazione delle merci sta già mettendo sotto pressione la grande distribuzione, le attività commerciali e l’intera filiera dei prodotti freschi, con ripercussioni che rischiano di estendersi anche ai consumatori.

A lanciare l’allarme è il presidente di Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti, che richiama l’attenzione sulla particolare vulnerabilità logistica dell’Isola.

«La situazione è estremamente preoccupante e conferma ancora una volta quanto la Sicilia sia vulnerabile sul piano logistico – dichiara Manenti –. In un contesto insulare come il nostro bastano poche ore di rallentamento nella catena dei rifornimenti per produrre effetti immediati sugli scaffali dei supermercati, sulle attività commerciali e sulla capacità delle imprese di rispondere alla domanda dei consumatori».

Secondo le valutazioni raccolte dal sistema associativo, il danno complessivo potrebbe oscillare tra 40 e 50 milioni di euro nell’arco dei cinque giorni di protesta.

Le conseguenze più pesanti riguarderebbero il comparto alimentare. Per le mancate vendite nei reparti ortofrutta, macelleria, latticini e prodotti refrigerati si stimano perdite comprese tra 20 e 25 milioni di euro. In diversi punti vendita, soprattutto nelle aree maggiormente dipendenti dai collegamenti con i porti commerciali, si registrano già difficoltà negli approvvigionamenti e una riduzione dell’assortimento disponibile.

A queste criticità si aggiungono i costi sostenuti dalle piattaforme logistiche e dai centri di distribuzione, quantificati tra 12 e 15 milioni di euro, a causa dei ritardi nelle consegne, del rallentamento delle attività e dell’accumulo di merci e semirimorchi nelle aree portuali.

Un ulteriore problema riguarda i prodotti deperibili. Il valore della merce che rischia di deteriorarsi prima di raggiungere la destinazione viene stimato tra 8 e 10 milioni di euro.

«Il danno non riguarda soltanto la grande distribuzione – sottolinea Manenti –. Ogni anello della filiera commerciale e produttiva sta subendo conseguenze economiche importanti».

Secondo Confcommercio, il protrarsi del blocco potrebbe determinare in alcune attività riduzioni del fatturato giornaliero fino al 30-40%. La dipendenza della Sicilia dai collegamenti marittimi e dal trasporto su gomma rende particolarmente rapidi gli effetti dell’interruzione della catena logistica, con il rischio che le forniture di prodotti freschi si fermino nel giro di 24-48 ore.

Da qui l’appello alle istituzioni regionali e nazionali affinché arrivino risposte concrete dal tavolo di confronto già attivato.

«Pur nel rispetto delle ragioni che hanno portato alla protesta, non possiamo ignorare le conseguenze che questa situazione sta producendo su imprese, lavoratori e consumatori – conclude Manenti –. Ogni giorno in più di blocco aumenta il conto economico per le aziende siciliane e rischia di compromettere la tenuta di comparti già messi a dura prova dall’aumento dei costi e dalle difficoltà del mercato».

Confcommercio Sicilia continuerà a monitorare l’evoluzione della vertenza e a raccogliere le segnalazioni delle imprese associate, sollecitando interventi per limitare le conseguenze economiche dello sciopero.

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