La tragedia risale al Ferragosto del 2019. Emanuele Cafiso morì per la rottura di un aneurisma dell’aorta addominale. In sede civile riconosciuto ai familiari un risarcimento di oltre 872 mila euro.
Quattro mesi di reclusione per omicidio colposo. È la condanna pronunciata dal Tribunale penale di Ragusa nei confronti di un infermiere coinvolto nella morte di Emanuele Cafiso, avvenuta il 15 agosto 2019 dopo un accesso al Pronto soccorso dell’ospedale «Riccardo Guzzardi» di Vittoria.
La sentenza, pronunciata lo scorso 6 ottobre, rappresenta un nuovo capitolo di una vicenda giudiziaria durata sette anni. A renderne noto l’esito è stato l’avvocato Dario Seminara, dello studio legale Seminara & Associati di Catania, che insieme alla collega Lisa Gagliano assiste i familiari della vittima.
La tragedia nella notte di Ferragosto
Erano circa le quattro del mattino del 15 agosto 2019 quando Emanuele Cafiso, accompagnato dal figlio, raggiunse il Pronto soccorso di Vittoria lamentando fortissimi dolori addominali.
Secondo quanto ricostruito nel procedimento civile, l’uomo venne assistito da un infermiere addetto al triage, che gli somministrò autonomamente un farmaco antispastico e un diuretico, senza coinvolgere il medico di turno e senza disporre gli accertamenti diagnostici necessari.
Dopo essere stato rassicurato sulle proprie condizioni, Cafiso tornò a casa. Ma i dolori continuarono e, con il passare delle ore, le sue condizioni peggiorarono progressivamente.
Nel pomeriggio, a seguito dell’insorgere di difficoltà respiratorie, venne richiesto l’intervento del 118. Quando l’uomo raggiunse nuovamente l’ospedale, intorno alle 16, era ormai privo di vita.
A provocare il decesso era stata la rottura di un aneurisma dell’aorta addominale sottorenale, una condizione che avrebbe richiesto una diagnosi tempestiva e un intervento chirurgico urgente.
Gli accertamenti tecnici richiamati nella sentenza civile hanno evidenziato che un corretto percorso diagnostico e terapeutico avrebbe garantito al paziente possibilità significativamente maggiori di sopravvivenza.
Il risarcimento e la sentenza civile
Dopo la tragedia, i familiari di Emanuele Cafiso hanno intrapreso un’azione giudiziaria nei confronti dell’Azienda sanitaria provinciale di Ragusa.
Il Tribunale civile di Ragusa, con un provvedimento del gennaio 2025, ha riconosciuto un risarcimento complessivo di 872.153 euro, oltre a interessi e rivalutazione monetaria.
La decisione è stata successivamente confermata, per quanto riguarda l’obbligo risarcitorio, dalla Corte d’Appello di Catania con la sentenza numero 1412 del 27 ottobre 2025.
I giudici civili hanno qualificato come gravemente colposa la condotta dell’infermiere, rilevando la violazione delle linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali.
La Corte ha inoltre riconosciuto all’ASP la possibilità di rivalersi nei confronti del sanitario, entro i limiti previsti dalla legge. L’azienda sanitaria ha successivamente presentato ricorso in Cassazione contro la decisione civile.
La condanna penale
L’ultimo sviluppo è arrivato il 6 ottobre 2026, quando il Tribunale penale di Ragusa ha pronunciato la condanna a quattro mesi di reclusione per omicidio colposo nei confronti dell’infermiere.
Si tratta di una sentenza di primo grado, della quale è stato comunicato il dispositivo e non sono ancora disponibili le motivazioni.
Una vicenda che, a sette anni dalla morte di Emanuele Cafiso, riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza delle cure, del rispetto delle competenze professionali e della corretta gestione dei pazienti nei servizi di emergenza.
fonte La Sicilia

