| 

Fermo degli autotrasportatori, allarme a Ragusa: ortofrutta a rischio e centinaia di lavoratori a casa

Confagricoltura Ragusa scrive al Prefetto Tania Giallongo e chiede un tavolo urgente. A rischio tonnellate di ortofrutta già confezionata, la raccolta del latte nelle stalle e centinaia di posti di lavoro.

Merci deperibili bloccate, ortofrutta già confezionata che rischia di finire al macero e centinaia di lavoratori, in gran parte stagionali, che potrebbero essere mandati a casa. Il fermo dell’autotrasporto, in atto dal 16 ottobre, sta mettendo sotto pressione il comparto agricolo della provincia di Ragusa, con conseguenze che rischiano di aggravarsi di ora in ora. A lanciare l’allarme è Confagricoltura Ragusa, che ha scritto al prefetto di Ragusa, Tania Giallongo, chiedendo la convocazione urgente di un tavolo in Prefettura per affrontare una situazione sempre più critica.
Al centro della preoccupazione ci sono le aziende agricole della fascia trasformata iblea, un territorio in cui la tempestività della raccolta, del confezionamento e della spedizione rappresenta una condizione essenziale per la sopravvivenza economica delle imprese. Ogni giorno di blocco può trasformarsi in una perdita irreversibile di prodotto, reddito e occupazione.

Fermo dell’autotrasporto a Ragusa, l’agricoltura paga il prezzo più alto

Confagricoltura Ragusa riconosce le ragioni della protesta degli autotrasportatori, alle prese con il caro gasolio e con gli elevati costi per l’attraversamento dello Stretto. Problemi che gravano anche sulle imprese agricole, già esposte a una difficile gestione dei costi di produzione e di distribuzione.
Il nodo, secondo l’organizzazione, è che a subire le conseguenze più immediate del blocco è un terzo soggetto, l’agricoltura, estranea alla vertenza e priva degli strumenti per risolverla. Le aziende agricole si ritrovano così a sostenere i danni di una paralisi logistica che rischia di compromettere intere giornate di lavoro e di mettere in discussione la continuità delle attività produttive.
«Ogni giorno di attesa significa merce perduta e lavoratori mandati a casa»: è questo il senso dell’allarme lanciato dal comparto, che chiede interventi urgenti prima che le conseguenze diventino ancora più pesanti.

Ortofrutta invendibile e lavorazioni a rischio nella fascia trasformata iblea

La situazione è particolarmente delicata per la produzione ortofrutticola del Ragusano. Nella fascia trasformata, infatti, il ciclo commerciale si sviluppa in tempi molto rapidi: il prodotto viene raccolto, confezionato e spedito anche nell’arco della stessa giornata. Quando il trasporto si interrompe, la merce rimane ferma nelle celle frigorifere e rischia di superare i tempi di conservazione necessari per raggiungere i mercati in condizioni adeguate.
A complicare il quadro è anche il mancato ritiro dei semirimorchi carichi negli scali portuali e il rallentamento dei flussi in entrata di imballaggi, piantine e mezzi tecnici. Un blocco che non incide soltanto sulle consegne immediate, ma che potrebbe ripercuotersi anche sulle prossime fasi della campagna agricola.
Secondo quanto riferito da Confagricoltura Ragusa, diverse aziende associate hanno già segnalato la possibilità di sospendere le lavorazioni, interrompere i rapporti di lavoro di centinaia di operai, in larga parte stagionali, e avviare allo smaltimento tonnellate di prodotto già confezionato. Uno scenario che avrebbe ricadute economiche e occupazionali rilevanti per l’intero territorio.

Allarme latte: raccolta nelle stalle a rischio

Ancora più delicata è la situazione della filiera lattiero-casearia, dove i tempi di conservazione sono estremamente ridotti. La mungitura avviene quotidianamente e il latte può essere mantenuto nelle cisterne aziendali soltanto per un periodo limitato, indicato in circa un paio di giorni.
Dalla filiera, riferisce l’organizzazione agricola, è arrivata la segnalazione che, in assenza di una soluzione ai presidi entro la serata, la raccolta del latte nelle stalle potrebbe fermarsi già dal giorno successivo. Per gli allevatori il rischio è concreto: il latte non ritirato dovrebbe essere smaltito giorno per giorno, con i relativi costi interamente a loro carico.
Un’eventualità che aggraverebbe ulteriormente le difficoltà delle aziende zootecniche, costrette a sostenere spese e responsabilità produttive anche quando la distribuzione del prodotto viene interrotta per cause esterne.

«Il Mezzogiorno è più esposto»: il peso dell’insularità

Nel documento indirizzato al prefetto, Confagricoltura Ragusa evidenzia anche la disparità territoriale degli effetti del fermo. La protesta, concentrata nel Mezzogiorno, colpisce con particolare intensità le aree che devono già fare i conti con la distanza dai principali mercati di sbocco e con i costi aggiuntivi legati all’insularità.
In territori come quello ibleo, la logistica rappresenta un elemento decisivo per la competitività delle produzioni agricole. I ritardi nei collegamenti e l’impossibilità di movimentare rapidamente le merci deperibili possono compromettere il valore del prodotto e mettere sotto pressione un’intera filiera economica.
È anche per questo che, secondo l’organizzazione, una vertenza percepita a livello nazionale come un disagio circoscritto rischia di assumere in Sicilia i contorni di una vera emergenza produttiva e occupazionale.

Le richieste di Confagricoltura Ragusa al prefetto Tania Giallongo

Per affrontare l’emergenza, Confagricoltura Ragusa chiede la convocazione urgente di un tavolo in Prefettura e indica tre priorità operative. La prima riguarda la garanzia della circolazione dei mezzi frigoriferi e delle merci deperibili in entrambe le direzioni: in uscita verso i mercati nazionali ed esteri e in entrata per consentire la raccolta del latte nelle stalle.
La seconda richiesta riguarda il ritiro dei semirimorchi carichi rimasti bloccati negli scali portuali dell’Isola, così da consentire la ripresa delle consegne e limitare le perdite di prodotto. La terza punta a prevenire possibili tensioni nei piazzali e lungo le principali direttrici di collegamento, in una fase in cui la pressione sulle imprese e sui lavoratori rischia di aumentare.
Il confronto convocato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è fissato per il 27 ottobre. Una scadenza che, secondo Confagricoltura Ragusa, rischia di arrivare troppo tardi per le esigenze di un settore che lavora con prodotti freschi e tempi di conservazione molto stretti.

«Il diritto di protestare non deve distruggere prodotto e posti di lavoro»

La posizione dell’organizzazione agricola non intende contrapporsi alle ragioni degli autotrasportatori, ma richiama la necessità di individuare soluzioni immediate per tutelare anche le aziende che stanno subendo gli effetti del blocco.
«La nostra richiesta non si pone in contrapposizione alla protesta», precisa Confagricoltura Ragusa. «Chiediamo che l’esercizio di un diritto non si traduca nella distruzione di prodotto e di posti di lavoro in un territorio che su questa filiera fonda la propria economia».
Il messaggio rivolto alle istituzioni è chiaro: servono interventi urgenti per garantire la movimentazione delle merci deperibili, salvaguardare la raccolta del latte e impedire che il costo della vertenza ricada interamente sul comparto agricolo. Per le aziende iblee, infatti, il tempo non è una variabile secondaria, ma una condizione essenziale per preservare produzione, occupazione e continuità economica.

Articoli simili

Lascia un commento