Un viaggio lungo secoli, iniziato sulle rotte del Mare del Nord e arrivato fino allo Stretto di Messina. È la storia dello stoccafisso, conosciuto in Sicilia e soprattutto nel Messinese come Pesce Stocco, oggi protagonista di un percorso internazionale che punta all’inserimento nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO.
Un alimento diventato nel tempo molto più di un ingrediente. Lo stoccafisso racconta infatti una storia fatta di commerci, migrazioni, scambi culturali e contaminazioni gastronomiche tra popoli e territori lontani. Una storia che sarà raccontata anche a Torino, in occasione della sedicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, in programma dal 24 al 27 settembre.
Il Pesce Stocco come ponte tra culture
A portare la tradizione messinese a Torino sarà Casa e Putia, ristorante messinese dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi, protagonista insieme a Slow Food Messina di una serie di appuntamenti dedicati al valore culturale del cibo.
«Siamo figli dello Stretto, una terra d’acqua e di vento che conosce bene il valore profondo di ciò che unisce: ponti tra sponde, tra popoli, tra terre e mari, tra tradizioni antiche e visioni del futuro», raccontano Nino Mostaccio, presidente di Slow Food Messina, e Adriana Sirone, proprietaria di Casa e Putia.
Ed è proprio la parola “ponte” a sintetizzare il significato della partecipazione messinese a Terra Madre. Un ponte tra il Nord Europa e il Mediterraneo, ma anche tra comunità che hanno trasformato nel corso dei secoli lo stesso prodotto in parte integrante delle proprie tradizioni gastronomiche.
Dal Mare del Nord a Messina, una storia lunga secoli
Lo stoccafisso porta con sé una delle storie più affascinanti della gastronomia europea. Nato dalla tradizione della conservazione del merluzzo attraverso l’essiccazione, ha viaggiato lungo le rotte commerciali collegando le regioni del Nord Europa al Mediterraneo.
In Sicilia il prodotto ha trovato una propria identità gastronomica, diventando il Pesce Stocco della tradizione messinese e assumendo un ruolo centrale nella cucina dello Stretto.
Il percorso verso il riconoscimento UNESCO nasce proprio dalla volontà di valorizzare questa dimensione transnazionale, nella quale un alimento diventa testimonianza di relazioni tra comunità, territori e culture differenti.
A Terra Madre il viaggio dello stoccafisso diventa internazionale
Venerdì 25 settembre, alle 16.30, in Piazza Castello, Adriana Sirone ed Emanuele Gregorio saranno tra i cuochi protagonisti dell’incontro “Lo stoccafisso dal Mare del Nord al mondo: una storia di scambi interculturali”.
Con loro ci saranno la cuoca islandese Dora Svavarsdottir e il cuoco norvegese Bjarte Finne, in un confronto dedicato al viaggio dello stoccafisso tra Islanda, Norvegia e Italia.
L’incontro vedrà inoltre la partecipazione di Terje Inderhaug, attivista di Slow Food Bergen impegnato nel percorso UNESCO, e di Nino Mostaccio, presidente di Slow Food Messina APS.
Non sarà soltanto un appuntamento gastronomico, ma un racconto di comunità e tradizioni. Attraverso lo stoccafisso, i protagonisti metteranno in evidenza il modo in cui un ingrediente può attraversare mari e confini, adattarsi a culture diverse e continuare a tramandarsi di generazione in generazione.
«Vogliamo contaminare ed essere contaminati»
La presenza messinese a Torino nasce da una precisa idea di cultura gastronomica.
«Non vogliamo soltanto portare la Sicilia a Torino: vogliamo contaminare ed essere contaminati», spiegano Mostaccio e Sirone. Il cibo, nella loro visione, diventa «un linguaggio comune», capace di mettere in relazione territori lontani e custodire memorie che rischiano altrimenti di perdersi.
È una prospettiva che supera il semplice concetto di cucina regionale. Le ricette diventano infatti strumenti attraverso cui raccontare la storia dei territori e le relazioni che li hanno attraversati.
Piemonte e Sicilia insieme a tavola
Il viaggio non si fermerà all’incontro dedicato allo stoccafisso. Sabato 26 settembre, alle 20.30, all’Osteria Antiche Sere, sarà protagonista “Il mondo è piatto: incontri di biodiversità”, una cena pensata per mettere a confronto Piemonte e Sicilia.
Casa e Putia, con Adriana Sirone ed Emanuele Gregorio, sarà affiancata da Katia Zanghì di NonSoloCibus ETS e dai cuochi dell’Osteria Antiche Sere, Daniele Rota e Claudio Zambolo.
Il menu diventerà così un viaggio tra territori e biodiversità, dal pescato tradizionale dello Stretto ai capperi di Salina, passando per le alici, la cipolla ripiena e gli ingredienti legati ai Presìdi del Piemonte.
«Le radici non servono a restare immobili»
È questa la filosofia con cui Casa e Putia si presenta a Terra Madre: custodire la tradizione senza trasformarla in qualcosa di immobile.
«Le radici non servono a restare immobili, ma a dare forza e nutrimento per crescere, evolvere e costruire», è il principio che accompagna la partecipazione messinese.
Una visione che trova nello stoccafisso la sua espressione più concreta. Un prodotto arrivato da lontano, entrato nella cucina siciliana e diventato parte dell’identità gastronomica dello Stretto senza perdere il legame con la propria storia.
Da Torino a Messina, il viaggio continua
L’esperienza di Terra Madre rappresenterà una tappa di un percorso destinato a proseguire anche in Sicilia. L’appuntamento successivo sarà “Mangia e Cambia 2026”, in programma a Messina dal 27 al 29 novembre, con il tema “Radici in movimento: Tradizione ed Evoluzione”.
Un filo conduttore che lega idealmente Torino e Messina e che mette al centro il rapporto tra memoria, biodiversità, tradizione e capacità di innovare.
Dal Mare del Nord allo Stretto, passando per le rotte commerciali e per le tavole di generazioni di siciliani, lo stoccafisso continua così il suo viaggio. E oggi quella storia di scambi e contaminazioni punta a trasformarsi anche in un patrimonio culturale condiviso, attraverso il percorso internazionale verso l’UNESCO.

