RAGUSA – Prima lo spintone, poi i calci. L’agente della Polizia Penitenziaria è riuscito a lanciare l’allarme e a richiamare l’attenzione dei colleghi, che sono intervenuti in suo aiuto. Emergono nuovi particolari sull’aggressione avvenuta lunedì mattina all’interno della Casa Circondariale di Ragusa e costata al poliziotto il trasferimento in ospedale e una prognosi di dieci giorni.
A ricostruire quanto accaduto è una nostra fonte. Secondo il racconto, quella mattina il detenuto extracomunitario appariva particolarmente insofferente e chiedeva con insistenza di poter parlare con la mediatrice culturale.
L’agente in servizio nella sezione si sarebbe quindi adoperato proprio per consentire il colloquio. La richiesta sarebbe stata accolta e l’incontro con la mediatrice si sarebbe svolto regolarmente. È subito dopo che la situazione sarebbe improvvisamente degenerata.
Terminato il colloquio, infatti, il detenuto si sarebbe rivolto contro lo stesso agente che si era interessato affinché potesse incontrare la mediatrice. Senza un motivo apparente, secondo quanto riferito dalla fonte, lo avrebbe prima spintonato e successivamente colpito con alcuni calci.
Il poliziotto è riuscito a dare l’allarme e l’intervento degli altri agenti ha consentito di riportare la situazione sotto controllo. Per il collega aggredito si è reso però necessario il ricorso alle cure ospedaliere. Dopo gli accertamenti, i sanitari hanno stabilito una prognosi di dieci giorni.
L’episodio era stato denunciato nelle ore successive dalla Confederazione sindacale Con.si.pe, che aveva nuovamente richiamato l’attenzione sulle condizioni di lavoro del personale della Polizia Penitenziaria.
Secondo il sindacato, le ripetute aggressioni si inseriscono in un quadro caratterizzato da sovraffollamento, carenze di organico e dalla presenza negli istituti di detenuti con diverse problematiche.
A Ragusa, stando ai dati riferiti da Con.si.pe, la popolazione detenuta ha superato le 220 presenze, mentre l’organico previsto della Polizia Penitenziaria si aggira intorno alle 70 unità.
«Quanto accaduto dimostra ancora una volta l’allarmante situazione del sistema penitenziario in sofferenza», aveva dichiarato Salvino Marino, delegato nazionale Con.si.pe.

