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Marco Gallo: «Soccorsi tardivi e indicazioni ignorate» I legali della famiglia contestano le conclusioni dei consulenti della Procura

Depositata una memoria difensiva dagli avvocati Giuseppe Lipera ed Enza Forte. Al centro delle contestazioni la tempistica degli interventi e la scelta di somministrare il Narcan nonostante i familiari avessero segnalato che il diciannovenne soffriva di asma bronchiale.

Nuovi sviluppi nell’inchiesta sulla morte di Marco Gallo, il diciannovenne deceduto a Pachino il 14 febbraio 2025 in seguito a una gravissima crisi respiratoria. Dopo le consulenze medico-legali disposte dalla Procura della Repubblica di Siracusa, le cui conclusioni tenderebbero a escludere profili di responsabilità nell’operato dei sanitari del 118, i legali della famiglia hanno depositato una memoria con la quale contestano la ricostruzione dei consulenti del pubblico ministero, chiedendo ulteriori approfondimenti sulle modalità e, soprattutto, sulla tempistica dei soccorsi. (qui l’intervista alla mamma di Marco Gallo)

A firmare il documento, datato 13 ottobre, sono gli avvocati Giuseppe Lipera ed Enza Forte, che assistono rispettivamente la madre del giovane, Valeria Lucchesi, e il padre, Carmine Gallo.

Il punto centrale delle contestazioni riguarda le informazioni che sarebbero state fornite ai soccorritori fin dal loro arrivo nell’abitazione del ragazzo. Secondo quanto ricostruito dai legali, intorno all’una di notte del 14 febbraio 2025 i familiari avevano richiesto l’intervento urgente del 118 a causa dell’improvviso aggravamento delle condizioni respiratorie di Marco.

All’arrivo dell’ambulanza, la madre, la fidanzata e gli amici presenti avrebbero immediatamente riferito al medico che il diciannovenne soffriva di una conclamata asma bronchiale. Non solo. Alle ripetute domande sull’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti, hanno escluso categoricamente l’utilizzo di oppioidi, precisando che il giovane aveva fumato cannabis durante la serata.

È proprio su queste indicazioni, che secondo la famiglia sarebbero state disattese, che si concentra la memoria difensiva.

Il medico intervenuto avrebbe infatti orientato l’inquadramento diagnostico verso una possibile intossicazione da sostanze stupefacenti, procedendo alla somministrazione di Naloxone, conosciuto commercialmente come Narcan, un farmaco utilizzato per contrastare gli effetti degli oppioidi.

Una scelta che i legali considerano inappropriata rispetto al quadro clinico rappresentato dai presenti. Nella memoria si riconosce che il sanitario avrebbe inizialmente tentato la somministrazione di adrenalina, senza ottenere la risposta sperata, ma si sostiene che avrebbe dovuto proseguire e intensificare il trattamento con broncodilatatori e altri presidi terapeutici indicati per una grave crisi asmatica.

La questione, secondo gli avvocati, non riguarda tanto un eventuale effetto dannoso diretto del Narcan, quanto il tempo che sarebbe stato sottratto alle terapie necessarie per contrastare il broncospasmo.

Gli esiti dell’autopsia e degli accertamenti istopatologici, richiamati nella memoria, hanno individuato la causa del decesso in un’insufficienza respiratoria acuta provocata da un broncospasmo grave e diffuso, con occlusione mucosa dei bronchi, sfociato in ipossia e arresto cardiocircolatorio. Non sarebbero inoltre state riscontrate tracce di oppioidi.

Da qui la contestazione delle conclusioni dei consulenti del pubblico ministero, che avrebbero ritenuto neutra o irrilevante la somministrazione del Narcan, in quanto privo di un’azione broncocostrittrice diretta.

Gli avvocati chiedono pertanto alla Procura di valutare integralmente gli eventuali profili di responsabilità del personale sanitario intervenuto e di approfondire la tempistica dei soccorsi, riservandosi di produrre un’ulteriore consulenza medico-legale di parte.

La vicenda resta al centro degli accertamenti dell’autorità giudiziaria. Le contestazioni contenute nella memoria rappresentano la posizione della famiglia e dovranno essere valutate nell’ambito del procedimento, senza che allo stato possano considerarsi accertate eventuali responsabilità dei sanitari.

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