Cumuli di rifiuti che si accumulano ai margini della carreggiata, sacchi e materiali abbandonati e, periodicamente, anche roghi. È la situazione segnalata lungo la SP30, la strada che conduce alla SS 115 e che attraversa un’area frequentata quotidianamente dall’ambientalista Riccardo Zingaro, impegnato anche nel progetto “Cani Liberi” dell’OIPA di Ragusa.
La segnalazione è accompagnata da fotografie che mostrano la presenza di consistenti quantità di rifiuti ai lati della strada. Secondo quanto riferito da Zingaro, il fenomeno si ripete nel tempo: i cumuli vengono abbandonati, in alcuni casi bruciati, ma l’area torna successivamente a riempirsi di nuovi rifiuti.
Rifiuti sulla SP30, la richiesta di maggiore controllo
La presenza di rifiuti lungo la SP30 rappresenta, secondo la denuncia, un problema non soltanto di decoro, ma anche ambientale e di sicurezza. A preoccupare è soprattutto la possibilità che i cumuli possano essere incendiati, con conseguenze sulla qualità dell’aria, sull’ambiente circostante e sulla sicurezza di chi percorre la strada.
Zingaro sottolinea inoltre l’assenza di sistemi di videosorveglianza nell’area, elemento che, a suo avviso, renderebbe più difficile individuare i responsabili degli abbandoni.
La richiesta è quindi quella di intervenire sul fenomeno attraverso controlli e strumenti di prevenzione capaci di impedire che una zona periferica possa trasformarsi nuovamente in un punto di accumulo incontrollato di rifiuti.
Dalla denuncia ambientale al progetto “Cani Liberi” dell’OIPA
La segnalazione sulla SP30 si intreccia con un’altra battaglia portata avanti da Riccardo Zingaro: il progetto “Cani Liberi” dell’OIPA di Ragusa, sviluppato nel territorio di Vittoria.
Un modello nato, come spiega il promotore, dalla volontà di offrire una possibilità ai cani abbandonati che, per età o altre condizioni, possono incontrare maggiori difficoltà nel trovare un’adozione e rischiano di trascorrere la loro vita all’interno di un canile.
Da circa cinque anni il progetto punta a utilizzare aree comunali abbandonate o non utilizzate per creare spazi nei quali i cani possano vivere insieme e senza le tradizionali sbarre del canile, sotto la supervisione dei volontari.
Aree inutilizzate che diventano spazi per i cani
Il progetto nasce anche dall’idea di recuperare strutture e aree pubbliche inutilizzate, trasformandole in luoghi destinati all’accoglienza degli animali.
Secondo Zingaro, il modello consente di intervenire contemporaneamente su due problematiche: da una parte la gestione del randagismo e dall’altra il recupero di spazi pubblici che rischiano di rimanere inutilizzati.
I cani ospitati vengono sterilizzati e microchippati e vivono in un contesto di socialità, con la presenza e l’assistenza dei volontari. Un approccio che punta a garantire condizioni di vita più libere rispetto alla permanenza in strutture tradizionali e, allo stesso tempo, a contenere i costi a carico della collettività.
“Non c’è cosa più bella che vedere degli animali vivere in socialità”
È proprio la dimensione della convivenza a rappresentare uno dei principi alla base dell’iniziativa.
“Non c’è cosa più bella che vedere degli animali vivere in socialità, tutti liberi, senza distinzione di sesso, razza, colore, ma solo nel rispetto che l’OIPA ci ha insegnato”, afferma Zingaro, raccontando la filosofia che anima il progetto.
L’obiettivo è costruire un modello nel quale gli animali possano essere tutelati senza rinunciare alla libertà e nel quale le aree pubbliche inutilizzate possano tornare a svolgere una funzione sociale.

