COMISO – Fuori dalla Sicilia, Comiso è conosciuta attraverso due immagini profondamente diverse: la “città-teatro” raccontata da Gesualdo Bufalino e la “città della pace”, simbolo delle grandi mobilitazioni contro i missili Cruise degli anni Ottanta. Ma l’inchiesta di Giuseppe Bascietto accende i riflettori su uno scenario completamente differente, quello di una presunta rete criminale che si muoverebbe tra il mare e l’entroterra del Sud Est siciliano.
Operazioni antidroga, arresti e movimenti ritenuti sospetti avrebbero fatto emergere collegamenti tra Scoglitti, Santa Croce Camerina, Comiso e Vittoria. Secondo le fonti richiamate nell’inchiesta, in questo territorio potrebbe essersi sviluppata una filiera della cocaina nella quale si intreccerebbero interessi di gruppi criminali siciliani e albanesi.
Uno degli elementi più recenti riguarda la segnalazione di una riunione che sarebbe avvenuta a Comiso tra uomini indicati come riconducibili a “u Puorcu”, ai Matriali di Vittoria e a un esponente del clan Laudani di Catania, legato all’area Cappello-Bonaccorsi. Non sono noti contenuti e finalità dell’incontro e gli elementi restano da verificare, ma la contemporanea presenza di soggetti appartenenti ad ambienti differenti viene letta nell’inchiesta come un possibile punto di raccordo nella gestione della logistica e della distribuzione della droga.
Il quadro viene messo in relazione anche con l’operazione “Abisso” della Direzione distrettuale antimafia di Catania, che ha evidenziato la capacità di gruppi criminali differenti di operare all’interno della stessa filiera del narcotraffico, con collegamenti tra Catania, Malta e Calabria e tentativi di recuperare in mare ingenti quantitativi di cocaina.
Secondo la ricostruzione proposta, questo modello potrebbe avere avuto ramificazioni anche nel Ragusano, dove alla componente siciliana si sarebbe affiancata quella albanese. Nell’inchiesta vengono citati, tra gli altri, Daiu Lorenc, Luzim Ndreu e Denny Lalollari.
In particolare Lorenc viene indicato come una delle figure centrali nella presunta riorganizzazione della logistica tra Santa Croce Camerina e Comiso. Il suo nome viene collegato anche agli approfondimenti successivi all’episodio di Casuzze, quando un motoscafo proveniente da Malta rimase in avaria con a bordo centinaia di migliaia di euro.
Da quel momento l’attenzione si sarebbe progressivamente spostata dal mare alla terraferma, alla ricerca di eventuali connessioni tra gruppi locali e reti internazionali. Ed è in questo scenario che Comiso assumerebbe un ruolo particolare: non semplicemente luogo di passaggio, ma possibile cerniera tra chi sarebbe in grado di movimentare la cocaina e chi potrebbe occuparsi di occultarla e distribuirla sul territorio.
La “città-teatro” di Bufalino diventa così, nell’inchiesta, la metafora di due dimensioni: quella visibile sul palcoscenico e quella che potrebbe muoversi dietro le quinte. A Casuzze il sipario si era aperto con un motoscafo e una consistente quantità di denaro. Adesso l’attenzione si concentra sulle relazioni e sugli uomini che potrebbero trovarsi dietro quella rotta.
Uno scenario ancora da ricostruire in tutti i suoi passaggi, nel quale investigazioni, riscontri e sviluppi giudiziari saranno determinanti per stabilire la reale consistenza dei collegamenti ipotizzati.

