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L’acquedotto ferroviario di Spaccaforno, il “cuore d’acqua” che faceva viaggiare i treni a vapore

Un’opera ingegneristica lunga 11 chilometri portava l’acqua dalla sorgente di Serramontone alla stazione sfruttando soltanto la forza di gravità. La sua storia ricostruita dalle ricerche di Giuseppe Distefano (qui il documentario)

Nelle campagne di Spaccaforno, l’odierna Ispica, si nasconde una pagina poco conosciuta della grande storia ferroviaria siciliana. Una storia fatta di locomotive a vapore, acqua, ingegneria e di un’infrastruttura realizzata per consentire ai treni di affrontare il difficile percorso attraverso gli Iblei.

L’arrivo della ferrovia alla fine dell’Ottocento rappresentò una vera rivoluzione per questo territorio. La realizzazione della linea Siracusa-Licata e del collegamento attraverso Noto, Spaccaforno e Modica contribuì a rompere un isolamento secolare, creando nuove opportunità per il trasporto delle persone e soprattutto delle merci, tra cui carrube e cereali.

Ma far viaggiare una locomotiva a vapore richiedeva qualcosa di essenziale: grandi quantità d’acqua. E proprio Spaccaforno assunse un ruolo strategico, rappresentando un importante punto di rifornimento prima delle impegnative salite in direzione di Modica e Ragusa.

Per garantire alle locomotive acqua adatta alle caldaie, i tecnici individuarono nella sorgente di Serramontone, distante circa 11 chilometri dalla stazione, la soluzione al problema.

Nel cuore della cava, la conformazione calcarea del terreno assicurava una risorsa idrica con caratteristiche particolarmente favorevoli e una portata costante. Fu realizzata una galleria drenante nella roccia per intercettare l’acqua e proteggerla dalle correnti del torrente.

Ma è il sistema utilizzato per trasportarla fino alla ferrovia a rendere ancora oggi sorprendente quell’opera di ingegneria.

La sorgente si trovava infatti a circa 147 metri sul livello del mare, mentre la stazione era posta a una quota di circa 75 metri. Gli ingegneri sfruttarono i 72 metri di dislivello per creare un acquedotto capace di far percorrere all’acqua gli 11 chilometri fino alla stazione utilizzando la sola forza di gravità, senza pompe e, naturalmente, senza energia elettrica.

Un’infrastruttura nascosta ma fondamentale: senza quell’acqua, il funzionamento delle locomotive e la regolarità dei collegamenti ferroviari sarebbero stati molto più difficili.

A riportare alla luce questa pagina di storia locale sono state le ricerche di Giuseppe Distefano, dalle quali è nato un documentario prodotto da Videotech, con le riprese di Leandro Distefano e la regia di Uccio Pazienza, in collaborazione con lo studio di Ingegneria e Architettura Archilab di Ispica.

Il lavoro ricostruisce il percorso dell’acquedotto e il funzionamento dell’infrastruttura, inserendoli nel più ampio contesto dello sviluppo ferroviario della Sicilia sud-orientale.

Alla ricostruzione hanno contribuito anche Francesco Fronte, presidente della Società Ispicese di Storia Patria, con un approfondimento sul contesto storico e sull’impatto economico della ferrovia, e l’archeologo Giovanni Distefano, che ne ha evidenziato il valore nell’ambito dell’archeologia industriale e del patrimonio storico del territorio.

Una storia che permette di guardare con occhi diversi anche il paesaggio degli Iblei: dietro ciò che oggi può apparire soltanto come una vecchia infrastruttura si nascondeva un sistema capace, più di un secolo fa, di portare l’acqua per 11 chilometri e alimentare le locomotive che collegavano Spaccaforno al resto della Sicilia.

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